Gestione delle emozioni nello sport: la storia del rigore

La storia del rigore

 

La palla sul dischetto, la voce dei tifosi che sparisce e un’unica domanda che rimbomba in testa: «E se sbaglio?».

La storia del rigore è la metafora perfetta di cosa accade quando la pressione prende il sopravvento sul talento e sulla tecnica. Ma cosa trasforma davvero un momento decisivo in un fallimento o in una grande prestazione?

In questo articolo esploriamo il ruolo fondamentale del dialogo interno nello sport e vediamo come imparare a gestire la propria “vocina” sia il primo vero passo per allenare la mente a vincere.

 

Immagina questo.

Giochi a calcio (ma qualsiasi altro sport tu pratichi va bene). Sei in campo. La partita è sul 3-3. Ultimo minuto. L’arbitro fischia.

Rigore.

La palla è sul dischetto e tu sei incaricato di battere il calcio di rigore. Il pubblico ti guarda. I tuoi compagni aspettano. Sai cosa devi fare. Lo hai fatto centinaia di volte in allenamento. Eppure, proprio in quel momento, qualcosa cambia.

  • Il cuore comincia a battere forte.
  • La bocca si asciuga.
  • Le gambe sembrano diverse dal solito.

E nella tua testa compare una voce.

  • «E se sbaglio?»
  • «Tutti stanno guardando me.»
  • «Non posso fallire.»
  • «Se lo sbaglio, perdiamo tutto.»

Prendi la rincorsa. Calci e ciabatti: la palla finisce alta sopra la traversa. In quel momento cala un silenzio pazzesco. E tu, vorresti soltanto che il campo si aprisse e ti inghiottisse.

 

Gestione delle Emozioni nello Sport: la serie di articoli

 

Cos’è successo?

Non necessariamente hai dimenticato come si tira un rigore. Non necessariamente hai perso la tua tecnica. Potrebbe essere successo che, in quel momento, la pressione abbia interferito con ciò che sapevi fare.

Ma c’è un’altra cosa sulla quale voglio portare la tua attenzione.

Quella vocina.

Quella che ti ha parlato un secondo prima del tiro. Che cosa ti ha detto?

Nel mio lavoro la chiamo dialogo interno. E considero il dialogo interno una delle componenti importanti della gestione mentale. Forse, una delle componenti più importanti dell’allenamento mentale nello sport.

Perché tutti noi ci parliamo.

 

Il problema è: come ci parliamo?

 

Un atleta può dirsi:

  • «Non voglio sbagliare.»

Oppure:

  • «Respira. Concentrati sul gesto.»

Può pensare:

  • «Sono più forti di me.»

Oppure:

  • «Ho allenato questo momento. Adesso faccio quello che so fare.»

Sono due modi diversi di affrontare lo stesso momento.

E non sto dicendo che basti pronunciare una frase positiva per vincere una gara. No. Non funziona così. Non voglio prenderti in giro come qualche fuffa guru fa nei suoi seminari.

  • Ma il modo in cui interpreti ciò che sta accadendo può influenzare il tuo stato mentale e il modo in cui affronti quello che viene dopo.

E questo vale anche fuori dal campo.

 

Stage di mental coaching per il settore giovanile

 

Le parole che ci diciamo e che ci dicono sono importanti

Pensa a un ragazzo/a che deve affrontare una gara importante. Un genitore gli dice:

  • «Non aver paura.»
  • «Stai tranquillo/a non commetterai nessun errore.»
  • «Non sbagliare.»

Lo fa certamente per aiutarlo. Ma quelle parole possono diventare, involontariamente, un ulteriore richiamo proprio alla paura e all’errore. Perché quel ragazzo/a focalizzerà la sua attenzione proprio sulla parte finale della frase.

Oppure pensa a un allenatore che urla:

  • «Concentrati!»

Ma, sai dirmi come si fa a concentrarsi?

Questa è una domanda che mi interessa molto. Perché dire a qualcuno «stai tranquillo» è facile. Insegnargli come gestire un momento di pressione è un’altra cosa.

Ecco perché nel mio nuovo libro “Gestione delle Emozioni nello Sport” parto proprio dal linguaggio e dal dialogo interno. Non per insegnarti a raccontarti favole. Ma per aiutarti a diventare più consapevole di ciò che accade nella tua testa nei momenti importanti.

 

Recensione originale su Google

 

Prova a fare questo piccolo esercizio.

La prossima volta che senti pressione, fermati per qualche secondo e chiediti:

«Che cosa mi sto dicendo in questo momento?»

 

Non giudicarti. Ascoltati. Perché prima di cambiare una voce, devi imparare a riconoscerla. E magari scoprirai che quella che ti blocca non è la gara.

  • Non è l’avversario.
  • Non è il pubblico.

È semplicemente il modo in cui ti stai parlando proprio in quel momento.

È uno dei temi che approfondisco in Gestione delle emozioni nello sport, insieme a esercizi pratici per atleta, genitore e allenatore.

Perché la testa si può allenare.

E il primo allenamento potrebbe cominciare proprio da una domanda:

«Che cosa mi sto dicendo?»

 

Lasciami un commento al post oppure scrivimi a info@giancarlofornei.com ti risponderò sempre e personalmente.

Un forte abbraccio

Giancarlo Fornei

 

Gestione delle emozioni nello sport: la storia del rigore

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