“Quale sport devo far fare a mio figlio per aiutarlo ad avere più autostima?”
Giancarlo Fornei risponde a genitori, allenatori e atleti
Giancarlo Fornei risponde a Luisa, una giovane mamma: “Quale sport devo far fare a mio figlio per aiutarlo ad avere più autostima?”
Quella sopra è la domanda secca che mi ha fatto Luisa, mamma di Luca – un bambino di 8 anni – via WhatsApp. E la mia risposta è molto semplice: non esiste uno sport che, da solo, faccia crescere l’autostima.
Calcio, nuoto, atletica, danza, basket, arti marziali, tennis… qualsiasi sport può aiutare un bambino a costruire una buona autostima.
- Perché lo sport mette il bambino davanti a una delle esperienze più importanti della vita: provare, sbagliare, riprovare e scoprire di essere capace di fare cose che prima non sapeva fare.
Ed è proprio qui che comincia a costruirsi l’autostima.
Nota dell’autore: come ho già spiegato a Luisa in privato ripeto anche qui, all’inizio di questo articolo.
Io NON sono uno psicologo. Non sono laureato.
Dunque, quello che segue è il mio personalissimo parere in base all’esperienza diretta. Come papà prima e mental coach dopo. Se per te la laurea è importante, chiudi il blog e leggi qualcos’altro. Se invece preferisci l’esperienza di oltre venticinque anni, leggi con molta attenzione i consigli che sto per darti.
In entrambi i casi, grazie.
L’autostima non nasce dalla vittoria
Pensiamo a un bambino che impara ad andare in bicicletta. La prima volta cade. La seconda magari perde l’equilibrio. La terza fa qualche metro in più.
Poi, un giorno, parte da solo.
Quel sorriso che gli compare sul viso non nasce perché è diventato “il più bravo”. Nasce perché ha scoperto una cosa molto più importante:
“Ce la posso fare.”
Questa è autostima.
Lo sport, quando viene vissuto nel modo giusto, è una palestra straordinaria per allenare questa convinzione.
Non serve necessariamente vincere una gara.
Anzi, spesso è proprio quando perdiamo che abbiamo la possibilità di imparare qualcosa su di noi.
Il vero obiettivo non è diventare campioni
Un bambino non ha bisogno di diventare un campione per avere una buona autostima. Ha bisogno di sentirsi capace di affrontare le difficoltà. E ogni sport può offrirgli questa possibilità.
- Può imparare una nuova tecnica.
- Può superare una paura.
- Può migliorare un tempo.
- Può fare un canestro che prima non riusciva a fare.
- Può imparare a stare in squadra.
- Può scoprire che, con l’allenamento, una cosa difficile diventa un po’ più facile.
Sono tutti piccoli mattoni.
E giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, si costruisce quella casa che chiamiamo autostima.

Ma attenzione: lo sport da solo non basta
E qui, cara Luisa, arriviamo al punto più importante.
Non è lo sport a regalare l’autostima a tuo figlio.
È ciò che il bambino impara attraverso lo sport. E in questo i genitori hanno un ruolo fondamentale. Sottolineo che tu e tuo marito, avete un ruolo importantissimo.
Perché possiamo trasformare lo sport in una grande palestra di autostima oppure, senza volerlo, trasformarlo in un’altra fonte di pressione.
Pensiamo alla differenza tra queste due frasi.
- “Bravo, hai vinto!”
- “Ho visto quanto ti sei impegnato.”
La prima insegna al bambino che il suo valore è collegato al risultato. La seconda gli insegna che il valore sta anche nel percorso.
E questa è una differenza enorme.

Come possono aiutare mamma e papà?
1. Fate attenzione alle domande che fate dopo l’allenamento/gara/partita
Quando Luca torna a casa dopo una partita, invece di chiedergli subito:
- “Hai vinto?”
provate a chiedergli:
- “Come è andata?”
Oppure:
- “Qual è stata la cosa più bella che hai fatto oggi?”
O ancora:
- “C’è qualcosa che oggi hai imparato?”
In questo modo spostiamo l’attenzione dal risultato alla crescita. E insegniamo al bambino che non deve essere perfetto per essere orgoglioso di sé.
2. Lasciategli la possibilità di sbagliare
Un bambino che non sbaglia mai non è un bambino sicuro. È un bambino che probabilmente non sta rischiando abbastanza. L’errore è una specie di maestro un po’ antipatico, ma molto bravo.
Ci insegna dove possiamo migliorare.
Per questo, quando vostro figlio sbaglia un tiro, perde una gara o non riesce a fare un esercizio, evitate di trasformare quell’errore in un dramma.
Potete dirgli:
“Non è andata come volevi. E adesso cosa puoi imparare da quello che è successo?”
È così che l’errore smette di essere una sentenza e diventa un’informazione.
3. Non fate diventare lo sport un esame
Questo è fondamentale.
Il bambino deve andare ad allenarsi per crescere, divertirsi, stare con gli altri e scoprire le proprie capacità. Non per dimostrare continuamente qualcosa a mamma e papà.
Se ogni partita diventa un esame e ogni gara un giudizio, anche lo sport può diventare una fonte di ansia.
Il compito del genitore non è fare l’allenatore dalla tribuna.
È essere quella base sicura alla quale il bambino sa di poter tornare, qualunque sia il risultato.

L’autostima cresce quando un bambino si sente capace
Ecco perché dico sempre che l’autostima non è una medaglia da mettere al collo. È qualcosa che si costruisce lentamente. È la voce dentro di noi che dice:
“Posso provarci.”
E quando qualcosa non va:
- “Posso riprovarci.”
E quando arriva una difficoltà:
- “Posso affrontarla.”
Lo sport può aiutare tantissimo a costruire questa voce. Ma la voce dei genitori conta altrettanto. Perché un bambino può perdere una gara e sentirsi comunque un vincente, se torna a casa e trova due genitori che gli fanno capire:
“Tu non sei il risultato della tua partita. Tu sei molto di più.”
Un piccolo esercizio da fare con vostro figlio
Stasera provate questo semplice esercizio (provalo anche tu Luisa). Prendete un foglio e scrivete insieme tre domande:
- Cosa ho fatto bene oggi?
- Cosa ho imparato?
- Cosa voglio provare a migliorare domani?
Non cercate risposte straordinarie.
Anche “oggi ho continuato ad allenarmi anche se ero stanco” va benissimo.
Perché state insegnando a vostro figlio a guardare non soltanto ciò che ha ottenuto, ma la persona che sta diventando.
Ed è proprio lì che l’autostima mette le sue radici.
E a Luisa dico questo…
Cara Luisa, se Luca ha 8 anni, non chiederti quale sia lo sport migliore per aumentare la sua autostima.
Chiediti piuttosto:
“Quale sport gli piace? Dove si diverte? Dove può sentirsi libero di provare, sbagliare e migliorare?”
Poi fai la tua parte.
Non applaudirlo soltanto quando vince.
Applaudilo quando ci prova.
Non dirgli soltanto “sei bravo”.
Aiutalo a scoprire in che cosa sta diventando più bravo.
E soprattutto, ricordagli con i fatti che il suo valore non dipende da una medaglia, da un voto, da un gol o da una vittoria.
Perché l’autostima non significa pensare:
- “Sono il migliore.”
Significa imparare a pensare:
- “Non sono perfetto, posso sbagliare, posso avere paura… ma posso provarci.”
Ed è una delle lezioni più importanti che possiamo regalare ai nostri figli. Se vuoi approfondire questo tema e capire meglio come si costruisce, si perde e si ritrova l’autostima, ti consiglio di leggere il mio libro Autostima Zero.
Leggilo prima tu, poi consigliane la lettura a tuo marito. Infine, leggilo insieme a Luca.
Un forte abbraccio e scrivimi ogni volta che vuoi.
Giancarlo Fornei
PS: hai una domanda anche tu? Scrivimi a info@giancarlofornei.com oppure mandami un messaggio su WhatsApp al 392/27.32.911. Ti risponderò sempre e personalmente.
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