Allenare la mente per far volare i futuri campioni di domani
Caro genitore o caro allenatore/allenatrice del settore giovanile. Questo articolo è tutto per te…
Mettiti comoda/o e concedimi qualche minuto della tua attenzione. Voglio farti una semplice domanda.
Hai mai visto un ragazzo/a allenarsi come un matto per settimane, magari per mesi, e poi sciogliersi come neve al sole proprio nel giorno più importante?
Io sì. Purtroppo. Molte volte.
Più volte di quante riesca a ricordare.
Sport Mental Coaching Ragazzi
Ragazzi e ragazze bravissimi/e, tecnicamente preparati/e, con fisici invidiabili e una voglia matta di mettersi in gioco.
- Poi arriva la tanto attesa gara.
- Arriva la partita della vita.
- Arriva quella competizione che aspettavano da tempo.
E improvvisamente qualcosa si inceppa. ZAC: il ragazzo/a va in TILT!
- Un errore.
- Una decisione dubbia dell’arbitro.
- Un avversario che li provoca.
- Un genitore che urla dagli spalti.
E quella che fino a pochi minuti prima sembrava una splendida prestazione, inizia a sgretolarsi pezzo dopo pezzo.
Lo sguardo si abbassa.
Le spalle si chiudono.
Le gambe diventano pesanti.
La fiducia sparisce.
Come se qualcuno avesse premuto l’interruttore e spento la luce.
E sai una cosa?
- Nella maggior parte dei casi il problema non è nel fisico.
- Non è nella tecnica.
- Non è nella preparazione atletica.
Il problema è nella centralina. Sì, proprio lì. Nella testa. Perché, che ci piaccia o no, lo sport si gioca prima di tutto tra le orecchie.
Ecco perché oggi il mental coaching sportivo per ragazzi non è più un privilegio riservato ai grandi atleti e giocatori professionisti.
Allenare la “mente” è una necessità per il giovane sportivo. Uno strumento indispensabile per chiunque desideri aiutare un giovane atleta a esprimere davvero il proprio potenziale.

La Ferrari, il freno a mano e il guidatore impaurito
Immagina tuo figlio (o il tuo giovane atleta) come una Ferrari. Una Ferrari nuova di zecca.
- Motore potente.
- Carrozzeria perfetta.
- Gomme da competizione.
- Serbatoio pieno.
Adesso immagina di mettere al volante non uno come Kimi Antonelli ma un guidatore terrorizzato dall’idea di sbagliare. Uno che ha paura di uscire di strada. Uno che pensa continuamente:
- “E se sbaglio?”
- “E se faccio una figuraccia?”
- “E se deludo tutti?”
Cosa succede?
Succede che quella Ferrari non corre.
Ma la Ferrari dov’era quando la Mercedes investiva qualche milione di euro su quel giovanissimo pilota? Farlo ora è facile, ma all’epoca? La Ferrari lo avrebbe mai fatto? Ho dei seri dubbi.
Apro e chiudo una parentesi: continuo a sostenere che in Italia si investe pochissimo nei settori giovanili di qualsiasi sport. Le società preferiscono ricorrere agli stranieri, spesso mediocri. Invece in Italia, abbiamo un potenziale di giovani promesse enorme.
E questo vale per ogni tipologia di sport. Individuale o di squadra. Sviluppate i settori giovanili. Date spazio alle giovani atlete e atleti italiani.
Ok. Chiusa parentesi. Torniamo a bomba a parlare di sport mental coaching per ragazzi.
Tornando alla metafora della Ferrari, spesso viene superata da vetture molto meno performanti. Non perché siano migliori. Ma perché chi le guida ha il coraggio di schiacciare l’acceleratore.
Nello sport succede esattamente la stessa cosa.
Molti ragazzi possiedono enormi qualità, ma corrono con il freno a mano mentale tirato. È come voler vincere una gara di ciclismo pedalando con una ruota frenata.
Puoi essere forte quanto vuoi. Puoi allenarti ogni giorno. Ma prima o poi quel freno presenterà il conto.
- L’ansia da prestazione.
- La paura di essere giudicati.
- Il timore di commettere errori.
- La continua ricerca della perfezione.
Sono tutti pesi invisibili che rallentano la corsa.
Il mio lavoro come mental coach sportivo per giovani atleti consiste proprio in questo.
- Aiutare i ragazzi a mollare quel freno.
- A fidarsi delle proprie capacità.
A tornare a guidare la propria Ferrari senza il terrore di ogni curva.
Lo zaino invisibile che molti ragazzi portano sulle spalle
C’è un’altra immagine che utilizzo spesso durante i miei incontri, i miei articoli e libri.
- Quella dello zaino.
Quando un ragazzo entra in campo non porta con sé soltanto scarpette, racchetta, casco o divisa. Porta sulle spalle anche uno zaino invisibile.
E molto spesso è pieno di pietre. Pietre che nessuno vede. Ma che lui sente tutte.
Dentro quello zaino troviamo spesso:
- Le aspettative esagerate dei genitori.
- La paura di deludere l’allenatore.
- Il confronto continuo con i compagni.
- Il bisogno di sentirsi all’altezza.
- La paura di fare brutta figura.
- I commenti ricevuti dopo una gara andata male.
- La convinzione di non essere abbastanza bravo/a.
Adesso prova a immaginare un ragazzo/a che deve correre cento metri portandosi sulle spalle un sacco pieno di mattoni.
- Pensi che riuscirà a partire? Forse.
- Pensi che riuscirà ad impegnarsi al massimo? Anche qui, forse.
Ma concordi con me che farà inevitabilmente più fatica degli altri? Certo che sì.
Ecco cosa accade quando non si lavora sull’aspetto mentale. Molti giovani atleti combattono ogni giorno una gara invisibile. E spesso quella gara è molto più difficile di quella che stanno affrontando sul campo, in piscina o nel palazzetto.
Allenare la mente significa liberare energia
Spesso i genitori pensano che il mental coaching serva per “motivare”.
SBA – GLIA – TO!
Il mental coaching per ragazzi è molto, ma molto di più.
Io non metto energia dentro i ragazzi. L’energia è già dentro di loro. Loro non hanno bisogno dell’energia di un vecchietto come me. Dai, diversamente giovane. Meglio.
Loro hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a togliere il tappo. Aiuto semplicemente i ragazzi a togliere ciò che li blocca.
Un po’ come quando apri un rubinetto.
- L’acqua c’è già.
- Se non esce, il problema non è l’acqua.
- Il problema è ciò che ostruisce il passaggio.
Molte volte il talento funziona nello stesso modo.
Il talento esiste.
Le capacità esistono.
La preparazione esiste.
Ma qualcosa blocca il flusso.
Ed io tolgo quel tappo…
Il mental coaching aiuta il ragazzo a ritrovare la concentrazione, la fiducia e la serenità necessarie per dare il meglio di sé.
- Senza paura.
- Senza tensioni inutili.
Senza il bisogno di dimostrare qualcosa a qualcuno.
E mi dispiace farti notare questo passaggio, ma molto spesso, quel qualcuno ha la faccia di suo padre o di sua madre. Altre volte quella del suo allenatore o allenatrice.
Voglio che tu sappia che hai un ruolo importantissimo. Genitore o allenatore, hai un ruolo fondamentale nella crescita dell’autostima del ragazzo/a.
Cerca di esserne consapevole.
Da Carrara a qualsiasi campo sportivo d’Italia
Lavoro con ragazzi e genitori da molti anni.
E posso dirti una cosa con assoluta sincerità.
Che mi trovi a Carrara, nel cuore della Toscana, oppure dall’altra parte d’Italia, le dinamiche cambiano poco.
I ragazzi hanno tutti bisogno della stessa cosa.
- Sentirsi capiti.
- Ascoltati.
- Accolti.
- Non giudicati.
Non hanno bisogno dell’ennesimo adulto pronto a puntare il dito. Hanno bisogno di qualcuno che insegni loro come gestire le emozioni quando il cuore batte forte.
- Come reagire agli errori.
- Come trasformare la pressione in energia.
- Come rialzarsi quando qualcosa va storto.
Perché il vero campione non è quello che non cade mai. È quello che ogni volta trova il coraggio di rialzarsi.
Il talento è un seme: la mente è il terreno
Lasciami chiudere con una riflessione.
Il talento è un seme.
Puoi avere il seme migliore del mondo.
Ma se lo pianti in un terreno povero, pieno di sassi e senza acqua, farà fatica a crescere.
La mente è quel terreno.
Ecco perché allenarla è fondamentale.
Quando un giovane atleta impara a gestire le proprie emozioni, aumenta la fiducia, migliora le prestazioni e ritrova il piacere di fare sport.
Ed è proprio lì che iniziano a nascere i risultati più belli.

Fai il primo passo. Senza alcun impegno.
Se sei arrivato/a fino a qui, forse dentro di te senti che tuo figlio (o il tuo atleta) può dare molto di più. Forse lo vedi allenarsi con impegno, ma bloccarsi proprio quando conta. Forse noti che il talento c’è, ma manca qualcosa per trasformarlo in risultati.
Non ti propongo miracoli. Ti propongo una semplice chiacchierata.
- Una sessione conoscitiva di circa 15/20 minuti, senza alcun impegno, durante la quale potrai raccontarmi la situazione di tuo figlio/a, le difficoltà che sta vivendo e gli obiettivi che vorresti aiutarlo/a a raggiungere.
Ti ascolterò con attenzione e ti dirò sinceramente se e come posso esservi utile.
Se emergeranno i presupposti per lavorare insieme, costruiremo un percorso personalizzato. Se invece capirò che non sono la persona giusta per aiutarvi, sarò il primo a dirtelo.
Perché prima dei risultati viene sempre la correttezza.
📲 Scrivimi subito su WhatsApp al 392/2732911
Non rimandare.
Spesso basta una conversazione fatta al momento giusto per accendere quella luce che sembrava essersi spenta.
E ricorda una cosa che ripeto spesso ai genitori con cui lavoro:
Il talento è un dono. La fiducia è una conquista. E la mente è il ponte che collega le due cose.
Ti aspetto su WhatsApp. 392/2732911
Un abbraccio forte
Giancarlo Fornei


