Cosa posso fare se mia figlia vuole lasciare lo sport? Giancarlo Fornei risponde ad un papà…

Giancarlo Fornei risponde a Stank, un papà…

 

“Ciao Carlo, sono Stank, papà di Camila. Ha 12 anni e gioca a pallavolo da circa tre anni. Fino a poco tempo fa andava in palestra senza troppi problemi, ma ultimamente fa i capricci ogni volta che dobbiamo partire e mi ha detto chiaramente che vuole smettere. Il problema è che temo che, se molla la pallavolo, passerà il resto dei pomeriggi in casa sul divano con il telefono incollato alle mani. Non vorrei che smettesse di fare movimento del tutto. Secondo te, cosa posso fare per convincerla a continuare o, quantomeno, per capire cosa le passa per la testa senza fare danni? Grazie, Stank.”

 

Carissimo Stank, grazie per la tua bellissima email e per avermi coinvolto nel tuo dilemma. Prima di darti il mio punto di vista, come sempre, una precisazione importante:

  • Io non sono uno psicologo. Neppure psicoterapeuta o pedagogista.

  • Io non sono laureato.

Quello che leggerai qui sotto è solamente il mio personalissimo punto di vista, forte di due esperienze diverse: quella di papà di Seba e Mattia (che in passato hanno praticato nuoto agonistico e poi calcio) e di mental coach con oltre venti anni di esperienza.

 

Sei un genitore in cerca di aiuto? Eccoti una serie di risorse gratuite a tua disposizione

 

Cosa posso fare se mia figlia vuole lasciare lo sport?

Caro Stank, quando un figlio o una figlia dice: “Non voglio più fare sport”, il problema raramente è lo sport. Molto spesso è ciò che quel ragazzo o ragazza sta vivendo attraverso lo sport.

Prendiamo tua figlia:

  • Forse Camila si sente giudicata.

  • Forse si sente sotto pressione.

  • Forse ha semplicemente bisogno di essere ascoltata invece che corretta.

E sai qual è l’errore che vedo fare più spesso ai genitori? Parlare troppo, proprio nel momento in cui dovrebbero ascoltare di più.

Per questo ti invito a non reagire d’impulso:

  • Respira.

  • Ascolta.

  • Fai domande a Camila.

  • Accogli le sue emozioni.

Perché una decisione presa in un momento di fatica non deve per forza diventare una scelta definitiva. A volte basta sentirsi compresi per ritrovare la voglia di ripartire.

 

 

Giancarlo Fornei risponde

 

E se quello di Camila non fosse un capriccio, ma un grido d’aiuto?

Spesso liquidiamo l’intenzione di mollare come un capriccio passeggero o come “pigrizia giovanile”. Ma la verità, quella vera che vedo ogni giorno nel mio lavoro di mental coach, è un’altra: quando un ragazzo o una ragazza decide di lasciare lo sport, specialmente durante l’adolescenza, non sta semplicemente rinunciando a un’attività.

Sta scappando da qualcosa che gli fa male.

La domanda che come genitore dovresti porti è: da cosa sta scappando Camila?

 

Un papà che riconosce di imparare insieme al figlio…

 

Lo zaino invisibile è diventato un macigno

Lo ripeto spesso nei miei seminari, conferenze e libri: i nostri ragazzi scendono in campo portando sulle spalle uno zaino invisibile.

Se dentro quello zaino ci sono le aspettative soffocanti dell’allenatore, i paragoni continui con le compagne e, peggio ancora, la paura costante di deludere le aspettative dei genitori, quello zaino diventa troppo pesante da portare.

Non ho parlato con Camila, dunque non ne ho la certezza. Ma quest’ipotesi non puoi e non devi trascurarla. Guarda, caro Stank, che la fatica mentale supera di gran lunga la gioia del gioco.

 

Genitori e figli nello sport

 

La paura di non essere all’altezza

Nessuno vuole fare la figura dello sconfitto. Se la pressione diventa asfissiante e l’ambiente sportivo si trasforma in un tribunale dove ogni errore viene giudicato severamente, l’unica via di fuga che il cervello riconosce è la ritirata.

Mollare sembra l’unico modo per proteggere la propria fragile autostima.

  • E se fosse questo il problema di Camila?

  • Ha solo dodici anni, Stank. Potrebbe non reggere a certe pressioni.

 

 

Cosa fare (e cosa NON fare) in quel preciso momento

Prima di pronunciare la frase sbagliata con Camila, respira. Ecco la prima regola d’oro: non prenderla mai sul personale. Forse tua figlia sta solo cercando di sopravvivere a un carico emotivo che in questo momento non sa come gestire.

Invece di colpevolizzarla o costringerla con la forza a continuare a giocare a pallavolo (ottenendo solo l’effetto opposto di farla chiudere a riccio), devi trasformarti in un alleato sicuro.

  • Devi aprire un canale di comunicazione basato sull’ascolto, non sul giudizio.

Posso dirtelo in maniera ancor più diretta? Devi imparare ad ascoltare Stank.

 

Fai l’esercizio che ti suggerisco qui sotto, caro Stank: sono certo che riuscirai a comprendere meglio le esigenze di Camila e, insieme, troverete una soluzione.

 

 

Esercizio pratico per genitori: “Il colloquio a carte scoperte”

Vale per Stank e per tutti i genitori con problemi simili che leggeranno questo articolo.

Come dico sempre, la teoria senza l’azione non serve a nulla. Se tua figlia ti ha manifestato la volontà di mollare lo sport, non affrontarla sul divano con aria inquisitoria. Fai questo esercizio pratico: prenditi un momento tranquillo, lontano dalle distrazioni di casa, e applica “Il colloquio a carte scoperte”.

Ecco come procedere, passo dopo passo:

  1. Disarma le difese: Inizia la conversazione spiazzandola con la tua totale comprensione. Digli: “Ho capito che vuoi smettere, e voglio che tu sappia prima di tutto che io ti voglio bene e ti stimo immensamente, a prescindere da qualsiasi sport tu faccia o vinca”. Vedrai le sue spalle irrigidite rilassarsi all’istante.

  2. Fai domande curiose (senza colpevolizzare): Invece di dire “Ma come, dopo tutto quello che abbiamo speso?”, chiedile con tono calmo: “Raccontami, qual è la cosa che ti pesa di più in questo momento? È l’ambiente, la pressione, o semplicemente non ti diverti più?”.

  3. Ascolta in silenzio assoluto: Questa è la parte più difficile per noi genitori. Ascolta fino in fondo senza interrompere, senza giustificare l’allenatore o le compagne e senza sminuire le sue emozioni dicendo “Ma figurati, che problemi ti fai per una sciocchezza?”. Per lei quel problema è reale e gigantesco.

  4. Decidete insieme la mossa successiva: Se decide di lasciare, valutate se il problema è la disciplina (magari quello sport non fa per lei e preferirebbe provare qualcos’altro) o se ha bisogno di una pausa per ricaricare le batterie. Aiutala a chiudere l’esperienza a testa alta, senza etichettarla mai come una “fallita”.

Difficile da farsi? Ovvio. Se fosse facile per te, caro Stank (o per qualsiasi altro genitore) tenere un discorso simile con tua figlia, non mi avresti scritto. Non è così?

Ma poiché hai scritto e chiesto aiuto, vuol dire che hai fatto il primo passo: ti sei messo in discussione. Adesso il secondo passo è cercare di comprendere le emozioni di Camila.

Fai il colloquio a carte scoperte con lei: sono certo che ti aiuterà a comprendere meglio tua figlia e, magari, a trovare anche una soluzione condivisa.

Un forte abbraccio a te e a Camila. Tienimi aggiornato e fammi sapere com’è andata.

Anche tu hai una domanda da pormi? Scrivimi a info@giancarlofornei.com: ti risponderò sempre e personalmente. E se riterrò la domanda di interesse generale, ci scriverò sopra un post come questo.

Giancarlo Fornei

 

PS: Stank mi ha chiamato Carlo, lo perdoniamo?! Ma sì, dai…

 

 

Cosa dire a tuo figlio dopo una gara: il momento che può rafforzare o distruggere la sua fiducia

Prima di andare…

Se anche tu, dopo una gara, un allenamento o una delusione sportiva, ti sei trovato/a senza parole davanti a tuo figlio/a, allora voglio consigliarti una lettura che può davvero fare la differenza.

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Ma una frase detta male può restare nella sua mente molto più a lungo di quanto immagini.

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Scopri ora “Cosa dire a tuo figlio dopo una gara” e inizia a fare la differenza… una parola alla volta.

 

Chi è Giancarlo Fornei?
Il Metodo “Allena Mente Sport Facile“

 

 

Motivazione Sportiva nei Figli: 6 consigli pratici per Accenderla Ogni Giorno

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