La gara è finita. Ma per tuo figlio/a no.
L’arbitro ha fischiato la fine.
- Gli spalti si svuotano.
- Le luci si spengono.
Ma nella mente di molti giovani atleti la partita continua. Continua durante il tragitto verso casa. Continua sul sedile dell’auto. Continua attraverso i pensieri che si rincorrono nella loro testa.
- “Ho sbagliato.”
- “Ho deluso la squadra.”
- “Il mister sarà arrabbiato.”
- “Papà cosa penserà?”
- “Quando mamma mi chiederà com’è andata cosa risponderò?”
È in questo momento che entra in gioco il ruolo del genitore.
Il più grande errore che fanno molti genitori
Molto spesso l’intenzione è buona.
- Si vuole aiutare.
- Si vuole insegnare.
- Si vuole motivare.
Ma le domande arrivano troppo presto.
- “Perché hai sbagliato?”
- “Perché non hai tirato?”
- “Perché non hai corso di più?”
- “Perché non hai reagito?”
Per un ragazzo/a emotivamente coinvolto queste domande possono essere percepite come un giudizio. Anche quando non lo sono.

Le emozioni vengono prima delle analisi
Un concetto fondamentale del mental coaching è che una persona in piena attivazione emotiva non è pronta per analizzare.
- Prima ha bisogno di essere accolta.
Poi può riflettere.
Per questo il viaggio di ritorno rappresenta un’opportunità straordinaria.
- Non per fare l’allenatore.
- Non per fare il tecnico.
Ma per fare il genitore.

Cosa fare invece
Ascolta. Dai spazio. Accogli. Mostra interesse sincero.
Puoi provare con domande come:
- Come ti senti?
- Cosa ti è piaciuto della tua partita?
- Cosa hai imparato oggi?
- C’è qualcosa di cui vuoi parlare?
Sono domande che favoriscono il dialogo.
Non il giudizio.
Lo sport come palestra di vita
Cara mamma o papà, permettimi un punto fermo. Sul quale farti ragionare:
- Ogni gara è una lezione.
- Ogni vittoria insegna qualcosa.
- Ogni sconfitta insegna qualcosa.
Ma la vera crescita avviene quando un ragazzo/a impara a gestire ciò che prova. Ed è qui che la presenza dei genitori diventa fondamentale. La tua presenza.
Non per eliminare le difficoltà.
Ma per insegnare ad affrontarle.
Perché ho scritto questo piccolo libretto
Negli anni, lavorando con giovani atleti e famiglie, ho osservato centinaia di rientri in auto trasformarsi in occasioni perse.
Discussioni. Critiche. Silenzi. Delusioni.
Ma ho visto anche l’effetto straordinario che possono avere poche parole giuste dette al momento giusto.
Da questa esperienza è nato il libro:
“Cosa dire a tuo figlio dopo una gara – Il metodo del rientro in auto”
Una guida pratica ricca di esempi, esercizi e strumenti concreti per aiutare i genitori a sostenere i propri figli nel percorso sportivo.
Perché una gara dura poche ore.
Una relazione forte tra genitore e figlio può durare tutta la vita.
Se sei un genitore di un giovane atleta (ragazzo o ragazza) e desideri trasformare il viaggio di ritorno dopo una gara in un momento di crescita e dialogo, scopri il libro:
📘 Cosa dire a tuo figlio dopo una gara – Il metodo del rientro in auto. Guida pratica per genitori di giovani atleti, con esercizi di mental coaching e schede operative.
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